venerdì 10 giugno 2022

Interviste su Joyce.

Di seguito potrete trovare i video YouTube delle interviste del Ritratto di Ulisse. Si tratta di conversazioni con esperti e appassionati dell'Ulisse di James Joyce, che ringrazio ancora sentitamente uno per uno, per la loro disponibilità e i loro preziosi spunti di riflessione. 

Tutte le interviste sono presenti anche in formato audio nel podast su Spotify cliccando al seguente link:

https://open.spotify.com/show/05nniQWDcnUfLNkUJ9LXWR


Leonardo Colombati. Dire "Sì" con Joyce:

Gilda Policastro. Joyce & Me:

Demetrio Paolin. Leggere l'Ulisse di Joyce:

Claudio Strinati. Joyce, fra arte e musica:

Maurizio Ferraris. Derrida & Joyce:

John McCourt. La sua guida all'Ulisse:

Enrico Terrinoni e Michele Ciliberto. Joyce e Giordano Bruno:


Enrico Terrinoni. Roma, Joyce e Bruno:

Mario Biondi. La traduzione dell'Ulisse:

Enrico Terrinoni & Sara Sullam. Live al Bloomsday di Trieste 2020:


mercoledì 8 giugno 2022

#33 Mr Deasy e gli ebrei


Concludiamo le puntate dedicate al secondo episodio dell'Ulisse, con questo brano dove si affronta la questione del popolo ebraico e dell'antisemitismo, fra le imbarazzanti e fuorvianti affermazioni di Mr Deasy, e le visioni mentali di Stephen Dedalus, che si congederà da lui e dalla scuola, prima di incamminarsi verso la spiaggia.

Per guardare questo e gli altri video su Youtube, clicca qui sotto:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLJBcZmWWmlya9nyJ_RDBq3WOnW6twdmYo

La versione in podcast è disponibile su Spotify qui:
https://open.spotify.com/show/05nniQWDcnUfLNkUJ9LXWR?si=U2cFdX26S0etdDljPP2zGQ

Ecco il testo in lingua originale del brano citato dall'Ulysses in questo video:
He raised his forefinger and beat the air oldly before his voice spoke.
—Mark my words, Mr Dedalus, he said. England is in the hands of the jews. In all the highest places: her finance, her press. And they are the signs of a nation’s decay. Wherever they gather they eat up the nation’s vital strength. I have seen it coming these years. As sure as we are standing here the jew merchants are already at their work of destruction. Old England is dying.
He stepped swiftly off, his eyes coming to blue life as they passed a broad sunbeam. He faced about and back again.
—Dying, he said, if not dead by now.

The harlot’s cry from street to street
Shall weave old England’s winding sheet.

His eyes open wide in vision stared sternly across the sunbeam in which he halted.
—A merchant, Stephen said, is one who buys cheap and sells dear, jew or gentile, is he not?
—They sinned against the light, Mr Deasy said gravely. And you can see the darkness in their eyes. And that is why they are wanderers on the earth to this day.
On the steps of the Paris Stock Exchange the gold-skinned men quoting prices on their gemmed fingers. Gabbles of geese. They swarmed loud, uncouth about the temple, their heads thickplotting under maladroit silk hats. Not theirs: these clothes, this speech, these gestures. Their full slow eyes belied the words, the gestures eager and unoffending, but knew the rancours massed about them and knew their zeal was vain. Vain patience to heap and hoard. Time surely would scatter all. A hoard heaped by the roadside: plundered and passing on. Their eyes knew the years of wandering and, patient, knew the dishonours of their flesh.
—Who has not? Stephen said.
(James Joyce 1922)
La lettura del brano originale è tratta da: Ulysses Broadcast - RTE Radio 1982

Ecco la traduzione in italiano del brano dall'Ulisse letto in questo video:
Alzò il dito indice e sferzò l’aria con fare da vecchio, prima che fosse la sua voce a parlare.
– Si ricordi di queste mie parole, Mr Dedalus, disse. L’Inghilterra è in mano agli ebrei. In tutte le posizioni più in alto: la finanza, la stampa. E sono loro la cifra del decadimento di una nazione. Ovunque si riuniscano, fagocitano la forza vitale di una nazione. Vi ho assistito in questi anni. Quant’è vero che siamo qui sia io che lei, sicuramente i commercianti ebrei si staranno già dedicando alle loro opere distruttive. La vecchia Inghilterra sta morendo.
Si fece agilmente da parte, gli occhi che attraversando un ampio raggio di sole si coloravano di azzurra vitalità. Fece dietro front e poi tornò dov’era prima.
– Morendo, disse, se non è ancora morta.

Pianti di puttana, per ogni itinerario
Alla vecchia Inghilterra cuciranno il sudario.

I suoi occhi sbarrati come presi da visione fissi e severi attraverso il raggio di sole in cui si fermò.
– Un commerciante, disse Stephen, è uno che compra a buon mercato e vende a caro prezzo, ebreo o gentile che sia, non trova?
– Hanno peccato contro la luce, disse Mr Deasy severo. E nei loro occhi è visibile l’oscurità. Ecco perché ancora oggi vanno errando su questa terra.
Sulle scale della borsa di Parigi uomini dalle pelli d’oro indicanti quotazioni sulle dita ingemmate. Ciance da ochette. Sciamavano chiassosi, incivili per il tempio, le menti fitte di complotti sotto goffi cappelli di seta. Non i loro: quei vestiti, quell’eloquio, quei gesti. Gli occhi lenti e sporgenti mascheravano le parole, i gesti impazienti e inoffensivi, ma conoscevano i rancori ammassati su di loro e sapevano come il proprio zelo fosse vano. Vana pazienza di accumulare e ammucchiare. Il tempo avrebbe certamente disperso tutto. Un cumulo ammucchiato al ciglio della strada: depredato e scomparso. I loro occhi conoscevano l’errare di anni e, pazienti, conoscevano il disonore della propria carne.

(...)

– Solo un momento.
– Sì, signore, disse Stephen, voltandosi verso il cancello.
Mr Deasy si fermò, respirando pesantemente e trangugiando il respiro.
– Volevo solo dirle, fece. L’Irlanda, si sa, ha l’onore di esser l’unico paese che non abbia mai perseguitato gli ebrei. Lo sapeva? No. E sa perché?
Si accigliò severo all’aria luminosa.
– Perché mai, signore, chiese Stephen, accennando un sorriso.
– Perché non li ha mai fatti entrare, disse Mr Deasy solennemente.
Una risata rigurgitante di tosse proruppe dalla gola trascinandosi una catena tintinnante di catarro. Si voltò indietro prontamente, tossendo, ridendo, con le braccia in alto a dimenarsi per l’aria.
– Non li ha mai fatti entrare, gridò di nuovo tra le risate, nel calpestare coi piedi infilati nelle ghette la ghiaia del sentiero. Ecco perché.
Sulle sue spalle sagge attraverso il disegno a scacchi delle foglie il sole scagliava perline, monete danzanti.
(Enrico Terrinoni 2012 Newton Compton)

giovedì 12 maggio 2022

#32 Mr Deasy e gli animali


Cavalli e buoi. Di questo ci parlano i quadri e la lettera di Mr Deasy, dalle gare ippiche all'afta epizootica. E di questo rimugina la mente di Stephen in continua elaborazione di tutto ciò che lo circonda in questo strampalato colloquio.

Per guardare questo e gli altri video su Youtube, clicca qui sotto:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLJBcZmWWmlya9nyJ_RDBq3WOnW6twdmYo

La versione in podcast è disponibile su Spotify qui:
https://open.spotify.com/show/05nniQWDcnUfLNkUJ9LXWR?si=U2cFdX26S0etdDljPP2zGQ

Ecco il testo in lingua originale del brano citato dall'Ulysses in questo video:
—That reminds me, Mr Deasy said. You can do me a favour, Mr Dedalus, with some of your literary friends. I have a letter here for the press. Sit down a moment. I have just to copy the end.
He went to the desk near the window, pulled in his chair twice and read off some words from the sheet on the drum of his typewriter.
—Sit down. Excuse me, he said over his shoulder, the dictates of common sense. Just a moment.
He peered from under his shaggy brows at the manuscript by his elbow and, muttering, began to prod the stiff buttons of the keyboard slowly, some times blowing as he screwed up the drum to erase an error.
Stephen seated himself noiselessly before the princely presence. Framed around the walls images of vanished horses stood in homage, their meek heads poised in air: lord Hastings’ Repulse, the duke of Westminster’s Shotover, the duke of Beaufort’s Ceylon, prix de Paris, 1866. Elfin riders sat them, watchful of a sign. He saw their speeds, backing king’s colours, and shouted with the shouts of vanished crowds.
—Full stop, Mr Deasy bade his keys. But prompt ventilation of this important question…
Where Cranly led me to get rich quick, hunting his winners among the mudsplashed brakes, amid the bawls of bookies on their pitches and reek of the canteen, over the motley slush. Even money Fair Rebel: ten to one the field. Dicers and thimbleriggers we hurried by after the hoofs, the vying caps and jackets and past the meatfaced woman, a butcher’s dame, nuzzling thirstily her clove of orange.
Shouts rang shrill from the boys’ playfield and a whirring whistle.
Again: a goal. I am among them, among their battling bodies in a medley, the joust of life. You mean that knockkneed mother’s darling who seems to be slightly crawsick? Jousts. Time shocked rebounds, shock by shock. Jousts, slush and uproar of battles, the frozen deathspew of the slain, a shout of spear spikes baited with men’s bloodied guts.
—Now then, Mr Deasy said, rising.
He came to the table, pinning together his sheets.
Stephen stood up.
—I have put the matter into a nutshell, Mr Deasy said. It’s about the foot and mouth disease. Just look through it. There can be no two opinions on the matter.
May I trespass on your valuable space. That doctrine of laissez faire which so often in our history. Our cattle trade. The way of all our old industries. Liverpool ring which jockeyed the Galway harbour scheme. European conflagration. Grain supplies through the narrow waters of the channel. The pluterperfect imperturbability of the department of agriculture. Pardoned a classical allusion. Cassandra. By a woman who was no better than she should be. To come to the point at issue.
—I don’t mince words, do I? Mr Deasy asked as Stephen read on.
Foot and mouth disease. Known as Koch’s preparation. Serum and virus. Percentage of salted horses. Rinderpest. Emperor’s horses at Mürzsteg, lower Austria. Veterinary surgeons. Mr Henry Blackwood Price. Courteous offer a fair trial. Dictates of common sense. Allimportant question. In every sense of the word take the bull by the horns. Thanking you for the hospitality of your columns.
—I want that to be printed and read, Mr Deasy said. You will see at the next outbreak they will put an embargo on Irish cattle. And it can be cured. It is cured. My cousin, Blackwood Price, writes to me it is regularly treated and cured in Austria by cattledoctors there. They offer to come over here. I am trying to work up influence with the department. Now I’m going to try publicity. I am surrounded by difficulties, by…intrigues, by…backstairs influence, by…
(James Joyce 1922)
La lettura del brano originale è tratta da: Ulysses Broadcast - RTE Radio 1982

Ecco la traduzione in italiano del brano dall'Ulisse letto in questo video:
«A proposito,» riprese il signor Deasy. «Lei può farmi un favore, signor Dedalus, con alcuni dei suoi amici letterati. Ho qui una lettera per la stampa. Si sieda un attimo. Devo soltanto copiarne il finale.»
Si portò alla scrivania vicina alla finestra, accostò in due tempi la sedia e lesse alcune parole dal foglio nel rullo della sua macchina per scrivere.
«Si sieda. Mi scusi,» disse senza voltarsi, «i dettami del senso comune. Soltanto un attimo.»
Prese a scrutare da sotto gli ispidi sopraccigli il manoscritto accanto al suo gomito e, borbottando, si mise a pungolare i rigidi pulsanti della tastiera, lentamente, sbuffando di quando in quando mentre girava in su il rullo per cancellare un errore.
Stephen si sedette senza fare rumore al cospetto della principesca presenza. Incorniciate sulle pareti immagini di cavalli scomparsi in postura di omaggio, le docili teste in posa nell’aria: Repulse di Lord Hasting, Shotover del duca di Westminster, Ceylon del duca di Beaufort, prix de Paris 1866. In sella elfici fantini, in vigile attesa del segnale. Ne vide le velocità, portatori di colori regali, e urlò con le urla di folle scomparse.
«Punto,» ingiunse il signor Deasy ai suoi tasti. «Ma immediato esame di questa questione cruciale...»
Dove mi aveva portato Cranly per diventare ricchi in fretta, a caccia dei suoi vincenti tra i carrozzoni infangati, tra berci di allibratori sui loro panchetti e il tanfo della bettola, sulla variegata fanghiglia. Fair Rebel alla pari, dieci a uno tutti gli altri. Giocatori di dadi e delle tre carte tra cui ci precipitammo all’inseguimento di zoccoli, berretti e casacche in gara, e oltre la faccia a bistecca, moglie di un macellaio, che dava di grugno sitibonda al suo spicchio d’arancio.
Grida acute risuonarono dal campo di gioco dei ragazzi e il ronzio di un fischio.
Di nuovo: una meta. Io sono tra loro, tra i loro corpi che battagliano in un torneo, la giostra della vita. Intendi quel gambastorta cocco di mamma con l’aria di aver bisogno di vomitare? Giostre. Il tempo colpito ribatte, colpo su colpo. Giostre, fanghiglia e clangore di battaglie, il ghiacciato rigurgito di morte degli sbudellati, un urlo di lance adescate con sanguinolenti visceri umani.
«Ecco qui,» disse il signor Deasy, alzandosi.
Venne al tavolo, spillando insieme i suoi fogli. Stephen si alzò.
«Ho riassunto la cosa in nuce,» disse il signor Deasy. «Riguarda l’afta epizootica. Gli dia un’occhiata. In materia non si può avere un’idea diversa.»
Mi sia lecito invadere il vostro prezioso spazio. Quella dottrina di laissez faire che tanto spesso nella nostra storia. Il nostro commercio di bestiame. Il modo di tutte le nostre vecchie industrie. La cricca di Liverpool che ha tarpato il progetto del porto di Galway. Conflagrazione europea. Forniture di grano attraverso le strette acque del canale. La piuccheperfetta imperturbabilità del ministero dell’agricoltura. Sia concessa un’allusione classica. Cassandra. Da parte di una donna non proprio inappuntabile. Per venire al dunque.
«Non gliele mando a dire, eh?» disse il signor Deasy mentre Stephen continuava a leggere.
Afta epizootica. Nota come preparazione di Koch. Siero e virus. Percentuale di cavalli trattati con soluzione salina. Peste bovina. Cavalli dell’imperatore a Mürzsteg, bassa Austria. Medici veterinari. Signor Henry Blackwood Price. Cortese offerta di sperimentazione. Dettami del senso comune. Questione cruciale. In ogni senso dell’espressione prendere il toro per le corna. Ringraziandovi per l’ospitalità sulle vostre colonne.
«Voglio che sia stampato e letto,» disse il signor Deasy. «Vedrà che alla prossima epidemia metteranno un embargo sul bestiame irlandese. Mentre può essere guarita. La si cura. Mio cugino, Blackwood Price, mi scrive che viene regolarmente curata e guarita in Austria da veterinari locali. Si offrono di venire qui. Sto cercando di trovare appoggi presso il ministero. Adesso intendo provare con i media. Sono circondato da difficoltà, da... intrighi da... trame da...»
(Mario Biondi 2020 La Nave di Teseo)