giovedì 5 marzo 2020

#21 Entra la lattaia

La lattaia di Vermeer
Nel bel mezzo della colazione, una nuova figura viene introdotta nella torre di Sandycove: la vecchia lattaia. Scopriamo come verrà accolta la nuova ospite da Buck, Haines e Stephen.

Per guardare questo e gli altri video su Youtube, clicca qui sotto:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLJBcZmWWmlya9nyJ_RDBq3WOnW6twdmYo

La versione in podcast è disponibile su Spotify qui:
https://open.spotify.com/show/05nniQWDcnUfLNkUJ9LXWR?si=U2cFdX26S0etdDljPP2zGQ

Ecco il testo in lingua originale del brano citato dall'Ulysses in questo video:
The doorway was darkened by an entering form.
— The milk, sir!
— Come in, ma'am, Mulligan said. Kinch, get the jug.
An old woman came forward and stood by Stephen's elbow.
— That's a lovely morning, sir, she said. Glory be to God.
— To whom? Mulligan said, glancing at her. Ah, to be sure!
Stephen reached back and took the milkjug from the locker.
— The islanders, Mulligan said to Haines casually, speak frequently of the collector of prepuces.
— How much, sir? asked the old woman.
— A quart, Stephen said.
He watched her pour into the measure and thence into the jug rich white milk, not hers. Old shrunken paps. She poured again a measureful and a tilly. Old and secret she had entered from a morning world, maybe a messenger. She praised the goodness of the milk, pouring it out. Crouching by a patient cow at daybreak in the lush field, a witch on her toadstool, her wrinkled fingers quick at the squirting dugs. They lowed about her whom they knew, dewsilky cattle. Silk of the kine and poor old woman, names given her in old times. A wandering crone, lowly form of an immortal serving her conqueror and her gay betrayer, their common cuckquean, a messenger from the secret morning. To serve or to upbraid, whether he could not tell: but scorned to beg her favour.
— It is indeed, ma'am, Buck Mulligan said, pouring milk into their cups.
— Taste it, sir, she said.
He drank at her bidding.
— If we could only live on good food like that, he said to her somewhat loudly, we wouldn't have the country full of rotten teeth and rotten guts. Living in a bogswamp, eating cheap food and the streets paved with dust, horsedung and consumptives' spits.
— Are you a medical student, sir? the old woman asked.
— I am, ma'am, Buck Mulligan answered.
(James Joyce 1922)
La lettura del brano originale è ad opera di Frank Delaney e tratta dal podcast ReJoyce:
https://blog.frankdelaney.com/re-joyce/

Ecco i testi delle traduzioni in italiano dall'Ulisse lette e citate in questo video:
Il vano della porta fu oscurato da una figura che entrava.
– Il latte, signore.
– Avanti, signora, disse Mulligan. Kinch, prendi il bricco.
Una vecchia si fece avanti e si fermò accanto a Stephen.
– È una bella giornata, signore, disse. Sia gloria al Signore.
– A chi? disse Mulligan, dandole un’occhiata. Ah sì, naturalmente.
Stephen si sporse all’indietro e prese il bricco del latte dalla credenza.
– Gli isolani, disse Mulligan a Haines come di passata, parlano spesso dell’esattore di prepuzi.
– Quanto, signore? domandò la vecchia.
– Due pinte, disse Stephen.
La guardò mentre versava nel misurino e di lì nel bricco il pingue latte bianco, non il suo. Vecchie mammelle avvizzite. Ne versò un’altra misura colma e una giunta. Vecchia e segreta era entrata da un mondo mattutino, forse una messaggera. Vantava la bontà del latte, nel versarlo. Accoccolata presso una vacca paziente all’alba nel pascolo lussureggiante, strega sul suo fungo velenoso, dita grinzose alacri sui capezzoli sprizzanti. Muggivano intorno a lei che ben conoscevano, le bestie seriche di rugiada. Seta delle mucche e povera vecchietta, nomi che le si davano nei tempi andati. Una vegliarda errante, umile forma di un’immortale che serve chi la conquise e chi allegramente la tradì, loro druda comune, messaggera del segreto mattino. Se per servire o per rampognare, lui non avrebbe saputo dirlo: ma sdegnava di sollecitarne i favori.
– Proprio così, signora, disse Buck Mulligan, versando il latte nelle tazze.
– Lo assaggi, signore, disse lei.
Egli bevve al suo invito.
– Se soltanto potessimo vivere di cibo buono come questo, le disse a voce piuttosto alta, non avremmo il paese pieno di denti guasti e budella marce. Si vive in una palude infetta, si mangia cibo da pochi soldi con strade lastricate di polvere, merda di cavallo e sputi di tisici.
– Lei studia da medico, signore? domandò la vecchia.
– Sì, signora, rispose Buck Mulligan.
(Giulio De Angelis, 1960, Mondadori)
L’uscio si oscurò per l’accedere d’una sagoma.
– Il latte, signore.
– Venga, signora mia, disse Mulligan, Kinch, porta la brocca.
Una vecchia donna si fece avanti e si fermò accanto al gomito di Stephen.
– Che gran bella giornata, signore, disse lei. Sia ringraziato Iddio.
– Chi? disse Mulligan, squadrandola. Ah, non avevo capito.
Stephen si sporse indietro e prese la brocca del latte dalla credenza.
– Gli isolani, disse Mulligan a Haines con fare vago, parlano spesso del collezionista di prepuzi.
– Quanto, signore? chiese la vecchia.
– Un quarto, fece Stephen.
La guardò versare nella misura e poi nella brocca quel latte ricco e bianco, non suo. Vecchie mammelle rinsecchite. Ne versò di nuovo una misura piena e poi ancora un po’. Vecchia e discreta si era affacciata da un mondo mattutino, forse un messaggero. Lodava la bontà del latte, nel versarlo. China accanto a una vacca paziente allo spuntar del giorno in un campo rigoglioso, una strega sul suo fungo velenoso, le dita rugose veloci a maneggiar mammelle sprizzanti. Muggivano intorno a lei nel riconoscerla, bovini lucenti come seta di rugiada. Seta delle vacche e povera vecchia, nomi che le venivano dati nei giorni che furono. Una vecchia megera errante, forma umile di un immortale al servizio del conquistatore, e del di lei gaio traditore, la loro cornuta comune, un messaggero del mattino segreto. Servire o rimproverare, quale delle due cose non sapeva dire: ma sdegnava di implorare il favore di lei.
– Propriò così, disse Buck Mulligan, versando latte nelle loro tazze.
– Lo assaggi, signore, disse lei.
Lui bevve al suo invito.
– Se solo potessimo vivere di cibo buono come questo, le disse piuttosto ad alta voce, non avremmo il paese pieno di denti marci e budella marce. Vivere in un acquitrino di torbiera, mangiare cibo da due soldi e con le strade tappezzate di immondizia, merda di cavallo e sputi di tubercolotici.
– Lei è uno studente in medicina, signore? chiese la vecchia.
– Sì, signora mia, rispose Buck Mulligan.
(Enrico Terrinoni, 2012, Newton Compton)
– Il latte, signore.
– Venga, venga, signora, disse Mulligan. Kinch, prendi il bricco.
Una donna anziana si fece innanzi e si fermò accanto a Stephen.
– Bella giornata, vero, signore? Sia resa gloria a Dio.
– A chi? disse Mulligan, lanciandole un’occhiata. Ah, sí, sí, certo!
Allungando il braccio all’indietro, Stephen prese il bricco del latte dalla credenza.
– Qui gli isolani, fece Mulligan a Haines con aria casuale, parlan spesso del grande esattore di prepuzi.
– Quanto, signore? chiese l’anziana.
– Due pinte, rispose Stephen.
Poi la guardò riempire il misurino e versare nel bricco quel latte bianco e grasso, latte non suo. Vecchie zinne avvizzite. La donna versò di nuovo un misurino colmo e con l’aggiunta. Anziana e misteriosa, era comparsa da un mondo mattutino, forse una messaggera. Versandolo, lodava la bontà di quel latte. Al sorgere del sole, in rigogliosa pastura, accucciata presso una vacca paziente, tipo strega seduta sul suo fungo velenoso, con dita grinze e svelte sui capezzoli che sprizzano. Le bestie satinate dalla rugiada la conoscevano e le muggivano intorno. Seta di vacca e misera vecchina, frasario dei vecchi tempi. Vegliarda vagante, umile forma di un’immortale dea al servizio del conquistatore e di chi allegramente l’ha tradita, loro concubina in comune, messaggera dal segreto mattino. Se per servirli o per accusarli, Stephen non avrebbe saputo dire: ma sdegnoso di sollecitarne i favori.
– Ah, proprio cosí, cara signora, disse Buck Mulligan, versando il latte nelle tazze.
– Lo assaggi, signore, disse lei.
Obbedendole Buck bevve.
– Se potessimo vivere di cibo cosí sano, le disse rialzando alquanto la voce, non avremmo un paese pieno di gente con intestini marci e denti guasti. Viviamo in una palude stagnante, mangiando cibo che nutre poco, fra strade coperte di polvere e sterco di cavallo e sputi di tisici.
– Lei, signore, studia medicina? chiese la vecchia.
– Sissignora, rispose Buck Mulligan.
(Gianni Celati, 2013, Einaudi)
Ho citato il seguente passo dall'Antico Testamento, dalla Genesi 17,10-14 (nuova riveduta):
10 Questo è il mio patto che voi osserverete, patto fra me e voi e la tua discendenza dopo di te: ogni maschio tra di voi sia circonciso. 11 Sarete circoncisi; questo sarà un segno del patto fra me e voi. 12 All'età di otto giorni, ogni maschio sarà circonciso tra di voi, di generazione in generazione: tanto quello nato in casa, quanto quello comprato con denaro da qualunque straniero e che non sia della tua discendenza. 13 Quello nato in casa tua e quello comprato con denaro dovrà essere circonciso; il mio patto nella vostra carne sarà un patto perenne. 14 L'incirconciso, il maschio che non sarà stato circonciso nella carne del suo prepuzio, sarà tolto via dalla sua gente: egli avrà violato il mio patto
Questi invece sono i link alle canzoni tradizionali irlandesi a cui il passo dell'Ulisse fa riferimento; potrete ascoltare l'audio e trovare anche il testo:

Droimeann Donn Dilis (Silk of the kine)

Sean Van Vocht (Poor old woman):
"Oh! the French are on the sea," says the Sean van Voght,
"Oh! the French are on the sea," says the Sean van Voght,
"The French are in the Bay, they'll be here at break of day,
(...)
"Will old Ireland then be free? " says the Sean van Voght,
"Will old Ireland then be free? " says the Sean van Voght,
"Old Ireland shall be free from the centre to the sea;

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