lunedì 13 gennaio 2020

#19 Il servo

Il chierichetto di A. Solomon - 1842
Il sole splende, ma la visione del bacile di schiuma per radersi, dimenticato da Mulligan sul parapetto della torre, riporta nella mente di Dedalus altri ricordi, altri pensieri, altre nuvole...

Per guardare questo video su youtube, clicca qui sotto:
https://youtu.be/MP3X8y7UUsc

Ecco il testo in lingua originale del brano citato dall'Ulysses in questo video:
Warm sunshine merrying over the sea. The nickel shaving-bowl shone, forgotten, on the parapet. Why should I bring it down? Or leave it there all day, forgotten friendship?
He went over to it, held it in his hands awhile, feeling its coolness, smelling the clammy slaver of the lather in which the brush was stuck. So I carried the boat of incense then at Clongowes. I am another now and yet the same. A servant too. A server of a servant.
In the gloomy domed livingroom of the tower Buck Mulligan’s gowned form moved briskly about the hearth to and fro, hiding and revealing its yellow glow. Two shafts of soft daylight fell across the nagged floor from the high barbicans: and at the meeting of their rays a cloud of coalsmoke and fumes of fried grease floated, turning.
(James Joyce 1922)
La lettura del brano originale è ad opera di Frank Delaney e tratta dal podcast ReJoyce:
https://blog.frankdelaney.com/re-joyce/

Ecco i testi delle traduzioni in italiano dall'Ulisse lette e citate in questo video:
Calda solarità in festa sul mare. Il bacile di nichel brillava, dimenticato, sul parapetto. E perché dovrei portarlo giù? Oppure lasciarlo là tutto il giorno, amicizia dimenticata?
Si avvicinò, lo tenne un po’ tra le mani, sentendone il fresco, annusando la bava collosa della schiuma in cui stava impegolato il pennello. Così reggevo il bossolo dell’incenso in quel tempo a Clongowes. Ora sono un altro eppure sempre lo stesso. Sempre un servo. Il servitore di un servo.
Nel fosco tinello a cupola della torre la sagoma di Buck Mulligan in vestaglia andava e veniva arzilla al focolare, nascondendone e scoprendone il giallo barbaglio. Due fasci di morbida luce mattutina piombavano dagli alti barbacani sul pavimento lastricato: all’incrocio dei loro raggi una nuvola di fumo di carbone e vapori di grasso fritto aleggiavano, mulinando.
(Giulio De Angelis, 1960, Mondadori)
Calda luce del sole festante sul mare. Brillava la ciotola da barba di nickel, dimenticata, sul parapetto. Perché mai dovrei portarla di sotto? Oppure lasciarla tutto il giorno lì, amicizia dimenticata?
Le andò incontro, la prese con tutte e due le mani, percependone il freddo, e annusando la viscida vischiosità della schiuma che ospitava il pennello piantato. Allora la portavo così la navicella portaincenso a Clongowes. Ora sono un altro eppure lo stesso. Un servitore. Un servo d’una serva.
Nell’oscuro soggiorno a cupola della torre, la sagoma in vestaglia di Buck Mulligan si muoveva spedita intorno al focolare avanti e indietro, celando e rivelando il suo bagliore giallo. Due strali di dolce luce del giorno si scontrarono sul pavimento lastricato, passando attraverso gli alti barbacani: all’incrocio dei loro raggi fluttuavano contorcendosi una nube di fumo da carbone ed esalazioni di grasso fritto.
(Enrico Terrinoni, 2012, Newton Compton)
Sole caldo in festa sul mare. La tazza di nichel per la rasatura brillava, dimenticata sul parapetto. Perché dovrei portarla da basso? O lasciarla lí tutto il giorno, dimenticata amicizia?
Tornò indietro, la prese in mano per un attimo, sentendo la sua frescura, odorando la bava collosa della schiuma ove era piantato il pennello. Cosí un tempo portai il bossolo dell’incenso a Clongowes. Ora sono un altro e tuttavia lo stesso. Ancora un servitore. Il servitore d’un servitore.
Nell’oscura sala comune della torre, a forma di cupola, la sagoma investagliata di Buck Mulligan si dava da fare con mosse leste, avanti e indietro innanzi al caminetto, coprendo e scoprendo il giallo barbaglio del fuoco. Due fasci di morbida luce solare scendevano dagli alti contrafforti sul pavimento piastrellato; e là dove i loro raggi si riunivano, frullavano nell’aria i fumi del carbone e i vapori del grasso fritto, in una nube vorticante.
(Gianni Celati, 2013, Einaudi)
Di seguito una foto dell'interno della torre di Sandycove, dove si possono vedere i barbacani, ovvero le feritoie, le fessure, da dove si infiltrano i raggi del sole, come descritto in questo brano dell'Ulisse.

interno torre di Sandycove
(foto estratta da Joyce Project)

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