martedì 22 settembre 2020

#26 Un tuffo


Tuffatore - Rodcenko 1934 
Mentre Mulligan, fra battute e pettegolezzi, compie il suo virile rituale mattutino del tuffo fra le rocce della baia, Stephen si congeda da lui e Haines per non tornare più alla torre di Sandycove. Così si chiude il primo episodio dell'Ulisse.

Per guardare questo e gli altri video su Youtube, clicca qui sotto:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLJBcZmWWmlya9nyJ_RDBq3WOnW6twdmYo

La versione in podcast è disponibile su Spotify qui:
https://open.spotify.com/show/05nniQWDcnUfLNkUJ9LXWR?si=U2cFdX26S0etdDljPP2zGQ

Ecco il testo in lingua originale del brano citato dall'Ulysses in questo video:
Two men stood at the verge of the cliff, watching: businessman, boatman.
— She's making for Bullock harbour.
The boatman nodded towards the north of the bay with some disdain.
— There's five fathoms out there, he said. It'll be swept up that way when the tide comes in about one. It's nine days today.
The man that was drowned. A sail veering about the blank bay waiting for a swollen bundle to bob up, roll over to the sun a puffy face, saltwhite. Here I am.
They followed the winding path down to the creek. Buck Mulligan stood on a stone, in shirtsleeves, his unclipped tie rippling over his shoulder. A young man clinging to a spur of rock near him, moved slowly frogwise his green legs in the deep jelly of the water.
— Is the brother with you, Malachi?
— Down in Westmeath. With the Bannons.
— Still there? I got a card from Bannon. Says he found a sweet young thing down there. Photo girl he calls her.
— Snapshot, eh? Brief exposure.
[...]
— Seymour's back in town, the young man said, grasping again his spur of rock. Chucked medicine and going in for the army.
— Ah, go to God! Buck Mulligan said.
— Going over next week to stew. You know that red Carlisle girl, Lily?
— Yes.
— Spooning with him last night on the pier. The father is rotto with money.
— Is she up the pole?
— Better ask Seymour that.
— Seymour a bleeding officer! Buck Mulligan said.
He nodded to himself as he drew off his trousers and stood up, saying tritely:
— Redheaded women buck like goats.
He broke off in alarm, feeling his side under his flapping shirt.
— My twelfth rib is gone, he cried. I'm the Uebermensch. Toothless Kinch and I, the supermen.
He struggled out of his shirt and flung it behind him to where his clothes lay.
[...]
— Give us that key, Kinch, Buck Mulligan said, to keep my chemise flat.
Stephen handed him the key. Buck Mulligan laid it across his heaped clothes.
— And twopence, he said, for a pint. Throw it there.
Stephen threw two pennies on the soft heap. Dressing, undressing. Buck Mulligan erect, with joined hands before him, said solemnly:
— He who stealeth from the poor lendeth to the Lord. Thus spake Zarathustra.
His plump body plunged.
— We'll see you again, Haines said, turning as Stephen walked up the path and smiling at wild Irish.
Horn of a bull, hoof of a horse, smile of a Saxon.
[...]
A voice, sweettoned and sustained, called to him from the sea. Turning the curve he waved his hand. It called again. A sleek brown head, a seal's, far out on the water, round.
Usurper.
(James Joyce 1922)
La lettura del brano originale è ad opera di Frank Delaney e tratta dal podcast ReJoyce:
https://blog.frankdelaney.com/re-joyce/

Ecco i testi delle traduzioni in italiano dall'Ulisse lette e citate in questo video:
Due uomini ritti sull’orlo della scogliera, guardavano intenti: uomo d’affari, barcaiolo.
– È diretta verso Bullock harbour.
Il barcaiolo accennò verso il nord della baia con una certa degnazione.
– Son cinque tese laggiù, disse. Sarà trascinato da quella parte quando salirà la marea verso l’una. Sono nove giorni oggi.
L’uomo che era annegato. Una vela virava nella baia vuota in attesa che un gonfio fagotto venisse a galla, rivoltolasse al sole un volto tumefatto, biancosalino. Eccomi.
Scesero lungo il sentiero serpeggiante fino alla caletta. Buck Mulligan era ritto su un masso, in maniche di camicia, la cravatta senza fermaglio sventolante su una spalla. Un giovanotto aggrappato a uno sprone roccioso vicino a lui muoveva lentamente a guisa di rana le gambe verdi nella fonda gelatina dell’acqua.
– Tuo fratello è con te, Malachi?
– È giù a Westmeath. Coi Bannon.
– Ancora là? Ho avuto una cartolina da Bannon. Dice che ha trovato una piccola dolce pupetta laggiù. Ragazza da foto la chiama lui.
– Istantanea, eh? Posa breve.
[...]
– Seymour è tornato in città, disse il giovane riafferrando il suo sperone di roccia. Ha piantato la medicina e si dà alla carriera militare.
– Oh, va’ con Dio! disse Buck Mulligan.
– Parte la settimana prossima per fare la sgobbata. Conosci quella rossa di Carlisle, Lily?
– Sì.
– Filava con lui ieri sera sul molo. Il padre è fradicio di soldi.
– Si è fatta inguaiare?
– Bisognerebbe domandarlo a Seymour.
– Seymour fottuto ufficiale! disse Buck Mulligan.
Annuì a se stesso mentre si sfilava i pantaloni e, alzandosi in piedi, diceva l’adagio:
– Le rosse di pelo cozzano come capre.
S’interruppe spaventato, palpandosi un fianco sotto la camicia svolazzante.
– La mia dodicesima costola è scomparsa, gridò. Sono l’Übermensch. Kinch lo sdentato e io, i superuomini.
Si districò dalla camicia e se la gettò dietro le spalle dove si ammucchiavano i suoi vestiti.
[...]
– Dacci quella chiave, Kinch, disse Buck Mulligan, per tenere distesa la camicia.
Stephen gli porse la chiave. Buck Mulligan la posò di traverso sul mucchio dei vestiti.
– E due pence, disse, per una pinta. Buttali lì.
Stephen buttò due monete sul soffice mucchio. Vestirsi, svestirsi. Buck Mulligan eretto, con le mani giunte davanti a sé, disse solennemente:
– Chi ruba al povero presta al Signore. Così parlò Zarathustra.
Il suo corpo paffuto si tuffò.
– Ci rivedremo, disse Haines, voltandosi e sorridendo dei pazzi irlandesi mentre Stephen risaliva il sentiero.
Corno del toro, zoccolo del cavallo, sorriso del sassone.
[...]
Una voce, dolcecanora e tenuta, lo chiamò dal mare. Alla svolta egli sventolò la mano. Quella chiamò ancora. Una testa bruna liscia, di foca, al largo sul mare, tonda.
Usurpatore.
(Giulio De Angelis, 1960, Mondadori)
Due uomini erano fermi sull’orlo della scogliera, a guardare: uomo d’affari, barcaiolo.
– È diretta a Bullock harbour.
Il barcaiolo indicò col volto il nord della baia mostrando un certo disprezzo.
– È profondo cinque braccia laggiù, disse. Lo porterà in quella direzione al salire della marea, intorno all’una. Oggi sono nove giorni.
L’annegato. Una vela cambiava rotta su e giù per la baia libera in attesa che spuntasse fuori un fagotto rigonfio, a rigirarsi verso il sole con la faccia tumefatta, bianca come il sale. Eccomi.
Seguirono il sentiero ondulato fino all’insenatura. Buck Mulligan immobile su un masso, in maniche di camicia, il cravattino slacciato ondeggiante sulla spalla. Un giovane si aggrappava a uno sperone di roccia vicino a lui, muoveva lentamente come una rana le sue gambe verdi nella profonda acqua gelatinosa.
– È con te tuo fratello, Malachi?
– Sta giù nel Westmeath. Dai Bannon.
– Ancora lì? Ho ricevuto una cartolina da Bannon. Dice che ha trovato una dolce fanciullina, laggiù. La chiama la ragazza della foto.
– Istantanea, eh? Esposizione breve.
[...]
– Seymour è tornato in città, disse il giovane, abbracciando ancora il suo sperone di roccia. Ha mollato medicina e s’è arruolato in esercito.
– Ah, Dio lo accolga, disse Buck Mulligan.
– Ci vado la settimana prossima a sfacchinare. La conosci quella rossa di Carlisle, Lily?
– Sì.
– Stava a limonare con lui ieri sera sul molo. Il padre è rotto di soldi.
– L’ha messa nei guai?
– Meglio chiederlo a Seymour.
– Seymour, stramaledetto soldato, disse Buck Mulligan.
Annuì tra sé e sé nel togliersi i pantaloni e alzandosi in piedi, dicendo banalmente:
– Le donne dai capelli rossi sgroppano come capre.
Si fermò allarmato, tastandosi il fianco sotto la camicia svolazzante.
– La mia dodicesima costola, non c’è più, gridò. Sono l’Übermensch. Kinch senza incisivi ed io, i superuomini.
Si divincolò dalla camicia e la lanciò dietro di sé dove giacevano i suoi vestiti.
[...]
– Dammi la chiave, Kinch, disse Mulligan, per tenere la camicia stesa.
Stephen gli porse la chiave. Mulligan la ripose tra i vestiti ammucchiati.
– E due pence, disse, per una pinta. Lanciali lì.
Stephen lanciò due penny sul soffice cumulo. Vestirsi, svestirsi. Buck Mulligan eretto, con le mani giunte di fronte, disse solennemente:
– Colui che ruba ai poveri presta al Signore. Così parlò Zarathustra.
Il suo corpo pingue si tuffò.
– Arrivederci, disse Haines, voltandosi mentre Stephen camminava lungo il sentiero, e sorridendo alla sregolatezza irlandese.
Corno di un toro, zoccolo di un cavallo, sorriso di un sassone.
[...]
Una voce, dal tono dolce e sostenuto, lo evocava dal mare. Voltando la curva salutò con la mano. Evocò di nuovo. Una testa dai capelli lisci e bruni, da foca, lontano nell’acqua, rotonda.
Usurpatore.
(Enrico Terrinoni, 2012, Newton Compton)
Due uomini ritti sul bordo della scogliera guardavano; un trafficante, un barcaiolo.
– Va verso Bullock Harbour.
Il barcaiolo accennò col capo verso il nord della baia, in modo un po’ sdegnoso.
– Laggiú c’è una profondità di cinque tese, disse. Quando verso l’una verrà l’alta marea, lo trascinerà da quella parte. Oggi sono nove giorni.
Una vela virava qua e là nella baia vuota, in attesa che affiorasse un fagotto rigonfio, rivoltandosi sotto il sole col viso tumefatto, bianco di sale.
Seguirono il sentiero serpeggiante giú fino alla cala. Buck Mulligan era in piedi su un masso, in maniche di camicia, la cravatta sciolta che gli svolazzava sulla spalla. Vicino a lui, aggrappato a uno spuntone di roccia, un giovanotto agitava lento, con mosse da rana, le gambe verdi immerse nell’acqua fonda e gelatinosa.
– Tuo fratello è da te, Malachi?
– No, giú a Westmeath con i Bannon.
– Ancora là? Ho ricevuto una cartolina da Bannon. Dice che s’è trovato una morosina laggiú. Una bellezza da foto, la chiama lui.
– Da istantanea, no? Esposizione breve.
[...]
– Seymour è tornato, è in città, disse il giovanotto, aggrappandosi di nuovo allo spuntone di roccia. Molla la medicina e s’arruola nell’esercito.
– Oh, vacca boia! fece Buck Mulligan.
– La settimana prossima è già là a sbiellarsi. Sai la rossa di Carlisle, Lily?
– Sí.
– Be’, ieri sera sul molo se lo filava. Suo padre ha i soldi che gli escono dalle orecchie.
– Si è fatta ingolfare?
– Chiedilo a Seymour.
– Seymour che diventa uno stronzo d’ufficiale! esclamò Buck Mulligan.
Annuí alle proprie parole mentre si levava i calzoni, poi alzandosi disse la battuta:
– Le rosse ci dan dentro come capre…
S’interruppe impaurito, tastandosi il fianco sotto la camicia svolazzante.
– Oh! Non ho piú la dodicesima costola! gridò. Sono l’Übermensch! Lo sdentato Kinch e io, siamo i superuomini.
Si divincolò per uscire dalla camicia, buttandola poi dietro di sé, nel mucchio dei suoi panni.
[...]
Stephen si voltò e disse:
– Mulligan, io vado.
– Kinch, lasciaci la chiave, fece Buck Mulligan, serve a tener ferma la mia camicia.
Stephen gli passò la chiave, e Buck Mulligan la mise di traverso sul mucchio dei panni.
– E due pence per una birra, disse. Buttali lí.
Stephen buttò due spiccioli sul soffice mucchio. Vestirsi, svestirsi. In posizione eretta, le mani giunte davanti a sé, Buck Mulligan disse solennemente:
– Chi ruba al povero presta all’Eterno. Cosí parlò Zarathustra.
Il suo corpo grassoccio piombò nell’acqua.
– Ci vediamo piú tardi, disse Haines voltandosi e sorridendo di quei pazzi irlandesi, mentre Stephen risaliva il sentiero.
Attento alle corna di toro, agli zoccoli di cavallo e ai sorrisi d’un sassone.
[...]
Una voce a note dolci e sostenute lo chiamava dal mare. Al tornante salutò con la mano. La voce chiamò di nuovo. Una testa liscia, bruna, testa di foca, al largo sul mare, rotonda.
Usurpatore.
(Gianni Celati, 2013, Einaudi) 

Come promesso ecco le foto dell'accesso a mare chiamato "The Creek" da dove si tufferà Buck Mulligan. Le foto sono tratte da joyceproject.com



 

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