venerdì 8 novembre 2019

#17 La canzone di Fergus

W.B. Yeats (P. MacDonald 1933)
Con il ricordo della Canzone di Fergus, nella mente di Dedalus tornano ossessioni e paure, esposti con la musicalità metrica della poesia di Yeats e con quella ciclica del mare sulla costa dublinese.

Per guardare questo video su youtube, clicca qui sotto:
https://youtu.be/54_gSX8R_Ao

Ecco il testo in lingua originale del brano citato dall'Ulysses in questo video:
—Don’t mope over it all day, he said. I’m inconsequent. Give up the moody brooding.
His head vanished but the drone of his descending voice boomed out of the stairhead:

And no more turn aside and brood
Upon love’s bitter mystery
For Fergus rules the brazen cars.

Woodshadows floated silently by through the morning peace from the stairhead seaward where he gazed. Inshore and farther out the mirror of water whitened, spurned by lightshod hurrying feet. White breast of the dim sea. The twining stresses, two by two. A hand plucking the harpstrings merging their twining chords. Wavewhite wedded words shimmering on the dim tide.
A cloud began to cover the sun slowly, wholly, shadowing the bay in deeper green. It lay behind him, a bowl of bitter waters. Fergus’ song: I sang it alone in the house, holding down the long dark chords. Her door was open: she wanted to hear my music. Silent with awe and pity I went to her bedside. She was crying in her wretched bed. For those words, Stephen: love’s bitter mystery.
(James Joyce 1922)
La lettura del brano originale è ad opera di Frank Delaney e tratta dal podcast ReJoyce:
https://blog.frankdelaney.com/re-joyce/

Ecco i testi delle traduzioni in italiano dall'Ulisse lette e citate in questo video:
– Non mugugnarci sopra tutto il giorno, disse. Io parlo a vanvera. Desisti da codeste ruminazioni.
La testa scomparve ma il bombito della sua voce discendente emergeva rombando dalla cima delle scale:
– Non appartarti più per ruminare
Sull’amaro mistero dell’amore
Poi che Fergus governa i bronzei cocchi.
Ombre silvane attraversavano fluttuando silenziose la pace mattutina dalla cima della scala verso il mare dove egli teneva fisso lo sguardo. Sulla spiaggia e più al largo biancheggiava lo specchio d’acqua sommosso da piedi frettolosi dai leggeri calzari. Bianco seno di fosco mare. Vocaboli paralleli, a due a due. Mano che pizzica le corde dell’arpa, congiungendo gli accordi paralleli. Biancondose appaiate parole baluginanti sulla fosca marea.
Una nuvola cominciò a coprire lentamente, completamente, il sole, ombreggiando la baia di verde più fondo. Era alle sue spalle, bacino d’amare acque. La canzone di Fergus: la cantavo da solo in casa, tenendo in sordina i lunghi cupi accordi. La porta della sua camera era aperta: lei voleva sentire la mia musica. Silenzioso di sgomento e pietà mi avvicinai al suo capezzale. Piangeva nel suo letto sciagurato. Per quelle parole, Stephen: l’amaro mistero dell’amore.
(Giulio De Angelis, 1960, Mondadori)
– Non starci a rimuginare tutto il giorno, disse. Sono incoerente, io. Piantala con quest’umore così pensieroso.
Il capo scomparve, ma il tono basso e persistente della voce discendente continuò a rombare dalla scala:

E non voltarti più per meditare
Al mistero amaro dell’amore
Ché Fergus governa i carri di bronzo.

Ombre di bosco fluttuavano accanto silenziose attraverso la pace del mattino, dalla scala fino al mare dove egli guardava. Verso la riva e più a largo si schiariva lo specchio del mare, scalciato da piedi veloci calzati leggeri. Seno bianco del mare velato. Gli accenti intrecciati, a due a due. Una mano che tocca le corde dell’arpa fondendo armonie intrecciate. Parole coniugate come onde bianche scintillanti sulla marea velata.
Una nube iniziò a coprire lentamente il sole, adombrando la baia d’un verde più scuro. Giaceva dietro di lui, ciotola d’acque amare. La canzone di Fergus: la cantavo a casa da solo, soffermandomi sui lunghi accordi oscuri. La sua porta era aperta: voleva sentire la mia musica. In silenzio tra timore e pietà andai al suo capezzale. Piangeva in quel letto squallido. Per le parole, Stephen: il mistero amaro dell’amore.
(Enrico Terrinoni, 2012, Newton Compton)
– Non mugugnarci sopra per tutto il giorno, disse. Io parlo a vanvera. Dàcci un taglio con queste ruminazioni musonesche.
La testa sparí, ma il ronzio della sua voce lontanante in basso risuonò dal caposcala:
E mai piú appartato a rodersi
Sull’amaro mistero dell’amore
Fergus guida i bronzei cocchi.
Ombre silvestri silenziose sciamavano nella quiete mattinale fuor dal caposcala e verso il mare dove puntava gli occhi. Nel litoraneo spazio e piú fuori al largo, biancheggiava lo specchio d’acqua smosso da frettolosi piedi in calzari leggeri. Biànco sèno del fòsco màre. Accenti allacciati due per due. Una mano sfiora le corde d’arpa e va armonizzando accordi paralleli. Albugine di flutti in favellar di frasi che baluginano sulla scura marea.
Una nuvola prese a coprire lentamente il sole, ombreggiando la baia in un verde piú fondo. Alle sue spalle c’era una conca d’acque amare. La canzone di Fergus. La cantavo da solo a casa, tenendo in sordina quegli accordi cosí lunghi e cupi. La porta della sua camera era aperta, lei voleva sentire la musica. Muto d’impaccio e di compassione, sono andato verso il suo capezzale. Lei piangeva nel letto di disgrazia. Per quelle parole, Stephen, per quelle parole, l’amaro mistero dell’amore.
(Gianni Celati, 2013, Einaudi)
Nel brano si cita la "Canzone di Fergus", dalla poesia "Who goes with Fergus?" tratta dalla raccolta "The rose" del 1983 di William Butler Yeats:
Who will go drive with Fergus now,
And pierce the deep wood's woven shade,
And dance upon the level shore?
Young man, lift up your russet brow,
And lift your tender eyelids, maid,
And brood on hopes and fear no more. 
And no more turn aside and brood
Upon love's bitter mystery;
For Fergus rules the brazen cars,
And rules the shadows of the wood,
And the white breast of the dim sea
And all dishevelled wandering stars.
Chi andrà sul carro con Fergus,
Penetrando ora nell'ombra intessuta del profondo bosco
E danzerà lungo la riva piatta?
Giovane, solleva la tua fronte color ruggine,
Solleva le tue tenere palpebre, fanciulla,
Cova le tue speranze e non temere più.
E non distrarti più, più non pensare
Con ansia a quest'amaro mistero dell'amore
Perché Fergus domina i bronzei carri,
così come domina l'ombre della foresta
E il seno bianco dell'oscuro mare,
Le stelle scarmigliate e vagabonde.
Sempre dalla stessa raccolta di Yeats ho citato alcuni versi dalla poesia "To ireland in the Coming Times" (trad. Sanesi)
When Time began to rant and rage
The measure of her flying feet
Made Ireland's heart begin to beat;
Quando il Tempo iniziò a declamare
E ad infuriarsi, il ritmo del suo rapido
Piede risvegliò i palpiti del cuore dell'Irlanda;
Dal secondo libro dell'Odissea di Omero, ho citato questi versi di Antinoo in risposta a Telemaco (trad. Pindemonte):
O molto in arringar , ma forte poco
Nel dominar te stesso , ogni rancore
Scaccia dal petto, e, qual solevi, adopra
Da prode il dente, e i colmi nappi asciuga.
Inoltre ecco le citazioni dalla seconda scena dell'Amleto di William Shakespeare (trad. Raponi):
QUEEN GERTRUDE
Good Hamlet, cast thy nighted colour off,
 [Amleto, caro, togliti di dosso quel colore notturno,]
(...)
KING CLAUDIUS
We pray you, throw to earth
This unprevailing woe,
[Ti preghiamo perciò di gettar via questo tuo vano ed infruttuoso affanno,]
 Infine al seguente link potrete trovare lo spartito della Canzone di Fergus messa in musica da Hugo Kauder:
http://www.hugokauder.org/uploads/Two%20Song%20-%20Poems%20by%20Yeats.pdf

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