lunedì 9 settembre 2019

#14 L'abbraccio

L'abbraccio dei lottatori di Sumo
(Utagawa Kuniteru 19th)
L'attrito, il dispiacere, l'invidia, la sfida, il timore, il fremito, il fastidio: tutto questo nel contatto fra le braccia di Stephen e Buck, nell'urto fra il rasoio e lo specchio.

Per guardare questo video su youtube, clicca qui sotto:
https://youtu.be/ky8Xefzt7Ss

Ecco il testo in lingua originale del brano citato dall'Ulysses in questo video:
Buck Mulligan suddenly linked his arm in Stephen's and walked with him round the tower, his razor and mirror clacking in his pocket where he had thrust them.
— It's not fair to tease you like that, Kinch, is it? he said kindly. God knows you have more spirit than any of them.
Parried again. He fears the lancet of my art as I fear that of his. The cold steelpen.
— Cracked lookingglass of a servant! Tell that to the oxy chap downstairs and touch him for a guinea. He's stinking with money and thinks you're not a gentleman. His old fellow made his tin by selling jalap to Zulus or some bloody swindle or other. God, Kinch, if you and I could only work together we might do something for the island. Hellenise it.
Cranly's arm. His arm.
(James Joyce 1922)
La lettura del brano originale è ad opera di Frank Delaney e tratta dal podcast ReJoyce:
https://blog.frankdelaney.com/re-joyce/

Ecco i testi delle traduzioni in italiano dall'Ulisse lette e citate in questo video:
Improvvisamente Buck Mulligan allacciò il braccio a quello di Stephen e si mise a passeggiare con lui attorno alla torre, il rasoio e lo specchio stridenti nella tasca dove li aveva cacciati.
– Non sta bene tormentarti così, vero Kinch? disse bonariamente. Lo sa Dio che vali più di tutti loro.
Un’altra parata. Teme la lancetta della mia arte come io temo quella della sua. Il freddo acciaio della penna.
– Specchio incrinato di una serva. Diglielo a quel bue del piano di sotto e prova a cavargli una ghinea. Puzza di soldi lontano un miglio e dice che non sei un gentiluomo. Il suo vecchio ha fatto il gruzzolo vendendo scialappa agli Zulù o con qualche altro porco imbroglio del genere. Dio mio, Kinch, basterebbe che io e te lavorassimo insieme, potremmo far qualcosa per la nostra isola. Ellenizzarla.
Il braccio di Cranly. Il suo braccio.
(Giulio De Angelis, 1960, Mondadori)
Buck Mulligan si agganciò subito al braccio di Stephen per camminare con lui intorno alla torre, col rasoio e lo specchio tintinnanti in tasca.
– Non è giusto farsi prendere in giro così, Kinch, non trovi? disse gentile. Dio solo sa quanto ardore hai più di loro.
Altro attacco respinto. Teme il bisturi della mia arte almeno quanto io tema il suo. La fredda penna d’acciaio.
– Specchio incrinato di una serva. Dillo a quel bovino di Oxford al piano di sotto e spillagli una ghinea. Puzza di quattrini, e per lui sei tu a non essere un gentiluomo. Il suo vecchio ha fatto i soldi vendendo gialappa agli zulù o rifilando altri bidoni del genere. Dio, Kinch, se soltanto tu ed io potessimo lavorare insieme, magari faremmo qualcosa per quest’isola. Ellenizzarla.
Il braccio di Cranly. Il suo braccio.
(Enrico Terrinoni, 2012, Newton Compton)
D’improvviso Buck Mulligan prese Stephen sottobraccio e fece con lui un giro della torre, mentre specchio e rasoio sbatacchiavano nella tasca dove se li era ficcati.
– Non è giusto punzecchiarti cosí, eh, Kinch? disse gentile. Dio sa che hai piú stoffa di tutti.
Di nuovo parato il colpo. Lui teme il bisturi della mia arte come io temo quello della sua. Il freddo acciaio della penna.
– Lo specchio sbrecciato d’una serva. Vallo a dire a quel bove dabbasso e scroccagli una ghinea. Quello puzza di pecunia lontano un miglio e pensa che tu non sei un gentiluomo. Il suo vecchio ha fatto il grano vendendo olio di ricino agli Zulú, o con qualche marcio bindolo del genere. Perdío, Kinch, se avessimo modo di lavorare assieme potremmo far qualcosa per quest’isola. Potremmo ellenizzarla.
Il braccio dell’amico Cranly e qui il braccio di Mulligan.
(Gianni Celati, 2013, Einaudi)
Sono stati menzionati gli scritti "Cultura e anarchia" del 1869 di Matthew Arnold e il già citato in precedenza Algernon Swinburne.

Inoltre dal "Ritratto dell'artista da giovane" di Joyce (traduz. Capodilista, Newton Compton), è stato citato il seguente passo dalla conversazione fra Dedalus e Cranly:
«Senti un po’, Cranly», disse. «Mi hai chiesto cosa farei e cosa non farei. Ti dirò cosa farò e cosa non farò. Non servirò ciò in cui non credo più, si chiami casa, patria o chiesa: e cercherò di esprimere me stesso in qualche modo di vita o di arte il più liberamente e il più compiutamente possibile, usando a mia difesa le sole armi che mi concedo di usare: il silenzio, l’esilio e l’astuzia.»
Cranly gli afferrò il braccio e lo fece voltare così da riportarlo verso il parco Leeson. Rise quasi sornione e strinse il braccio di Stephen con un affetto da fratello maggiore.
«La tua astuzia!», disse. «Tu? Mio povero poeta!»
«E mi hai fatto confessare», disse Stephen, turbato da quel contatto, «come ti ho già confessato tante altre cose, no?»
«Sì, figlio mio», disse Cranly, ancora allegro.
«Mi hai fatto confessare i miei timori. Ma ti dirò anche cos’è che non temo. Non temo di rimanere solo o di essere respinto per un altro o di lasciare quello che devo lasciare. E non ho paura di commettere un errore, anche un grande errore, un errore che duri tutta la vita e forse pure tutta l’eternità.»
Cranly, tornato serio, rallentò il passo e disse:
«Solo, completamente solo. Non hai paura di questo. Ma sai cosa significa questa parola? Non soltanto essere separato da tutti gli altri, ma non avere neanche un amico».

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