martedì 2 aprile 2019

#5 Nomi assurdi: Malachi

Mercurio / Ermes
(Primavera, Botticelli)
Dopo esserci concentrati la volta scorsa sul nome assurdo Dedalus, oggi lo facciamo su "Malachi", il nome di Buck Mulligan. Anche questo approfondimento ci porterà lontano: dal profeta ebreo Malachia, fino a Mercurio, il messaggero alato degli Dei. Ma soprattutto sentiremo un nuovo nome, di un nuovo personaggio del romanzo. Quello di Haines.

Per guardare questo video su youtube, clicca qui sotto:
https://youtu.be/lBCwx6w74Og

Ecco il testo in lingua originale del brano citato dall'Ulysses in questo video:
— My name is absurd too: Malachi Mulligan, two dactyls. But it has a Hellenic ring, hasn't it? Tripping and sunny like the buck himself. We must go to Athens. Will you come if I can get the aunt to fork out twenty quid?
He laid the brush aside and, laughing with delight, cried:
— Will he come? The jejune jesuit!
Ceasing, he began to shave with care.
—Tell me, Mulligan, Stephen said quietly.
—Yes, my love?
—How long is Haines going to stay in this tower?
(James Joyce 1922)
La lettura del brano originale è ad opera di Frank Delaney e tratta dal podcast ReJoyce:
https://blog.frankdelaney.com/re-joyce/

Ecco i testi delle traduzioni in italiano dall'Ulisse lette e citate in questo video:
– Anch’io ho un nome assurdo: Malachi Mulligan, due dattili. Ma ha un certo qual suono ellenico, vero? Saltellante e solare proprio come un cerbiatto. Dobbiamo andare ad Atene. Ci vieni se riesco a far sborsare venti sterline alla zia?
Mise giù il pennello e, ridendo di gusto, urlò:
– Verrà lo sparuto gesuita?
Chetatosi, cominciò a sbarbarsi con cura.
– Senti, Mulligan, disse piano Stephen.
– Parla, amor mio.
– Quanto tempo starà ancora Haines in questa torre?
(Giulio De Angelis, 1960, Mondadori)
– Anche il mio nome è assurdo: Màlachi Mùlligan, due dattili.
Ma suona ellenico, non trovi? Saltellante e solare come un vero cerbiatto.
Dobbiamo andare ad Atene. Ci vieni, se riesco a scucire venti sterline a mia zia?
Mise da parte il pennello e ridendo con gusto gridò:
– Verrà l’ingenuo gesuita?
Tranquillizzandosi, prese a radersi con cura.
– Dimmi, Mulligan, fece Stephen in tutta calma.
– Sì, amore?
– Per quanto tempo Haines resterà nella torre?
(Enrico Terrinoni, 2012, Newton Compton)
– Anche il mio nome è assurdo: Malachi Mulligan, due dattili. Ma ha un certo che di greco, non ti pare? Saltellante e solare come un cerbiatto. Dobbiamo andare ad Atene. Ci verresti, se riesco a raspare venti sterline fuori dalle scarselle di mia zia?
Mise il pennello da parte e ghignando di gusto gridò:
– Ci verrà l’emaciato gesuita?
Qui s’interruppe e prese a radersi con cura.
– Dimmi una cosa, Mulligan, fece Stephen, in tono pacato.
– Parla, anima mia.
– Questo Haines, quanto tempo deve restarci qui nella torre?
(Gianni Celati, 2013, Einaudi)
Ho inoltre citato un brano da "It Isn't This Time of Year at All: An Unpremeditated Autobiography" del 1954, di Oliver Gogarty:
Behold the wings upon my helmet and my unfettered feet. I can fly backwards and forwards in time and space.
Guardate le ali sul mio elmo e i miei piedi liberi, di volare avanti e indietro nel tempo e nello spazio.

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